Innocence | Fatima Messana Italian Artist
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Innocence

 

2008
Oil on Fiberglass resin, Hair, Wood, Ropes
310 x 100 x 60 cm

2008
Olio su Vetroresina, Capelli, Legno, Corde
310 x 100 x 60 cm

 text by ALESSANDRA MAZZIOTTA

 

[…] “Provocation is what drives this artist to give her own point of view in her various creations, combined with a tone of rawness.

In the work “Innocence” (2008), we can see the clear message regarding the atrocities and monstrosities of which man can be capable. In this work of Messana’s, a young girl is tied up and hung by her wrists with a rope, apparently crucified. The presence of the Cross is the immediate symbol of torture, sacrifice and violence inflicted upon the slender childlike body that appears exhausted and powerless. The wounds are not visible, because, in this case, the pain is more in the soul than in the body. The realistic look of the work, made of fiberglass and painted with oils, also stands out for its long human hair, which belonged to the artist […]. The girl in the work is naked with dangling legs but she is “alive”. This work makes us reflect on human ugliness and aims at being a clear reference to the defence of the fragility of children and women. In contemporary art, especially that of the years of Feminism (late 1960s – 1970s), one of the main themes was the female body, which women literally undressed, undressing themselves, to carry out extremely important ideological campaigns: using this practice, women brought their bodies to the attention of the general public. Examples are found in the works “Ecce Homo” by Verita Monselles, the “Alfabetiere murale” by Bianca Menna (name in art, Tomaso Binga), and the self-representative photographs by Francesca Woodmann or performances by Marina Abramovic“.

 

source:  D.R. Tedeschi, S. Pieralice, L.Carini, F. Peligra, G. Vulcano, A. Fanti, A. Mazziotta, A. Fantuzzi, R. Miniati, G. Faccenda, V. Tassinari, M. Beraldo, C. Strinati, E.M. Eleuteri, (curators), SWEET DEATH, Fatima Messana, 56° Biennale di Venezia, exhibition catalogue, pp. 218,219,220,221; Editoriale Giorgio Mondadori, Roma, 2015

Testo critico di ALESSANDRA MAZZIOTTA

 

[…] “La provocazione è ciò che spinge questa artista a dare il proprio punto di vista nelle sue diverse creazioni, unito ad un tono di crudezza.

Nell’opera “Innocence” (2008), possiamo vedere il chiaro messaggio delle atrocità e mostruosità di cui può essere capace l’uomo. Nell’opera di Messana una giovane fanciulla è legata e appesa per i polsi con una corda, apparentemente crocifissa. La presenza della Croce è il simbolo immediato di tortura, sacrificio e violenza inflitto sull’esile corpo infantile che appare stremato e impotente. Le ferite non sono visibili, perché il dolore in questo caso è più nell’anima che nel corpo. Il realismo dell’opera, realizzata in vetroresina e dipinta ad olio, è ulteriormente marcata dai lunghi capelli umani, appartenuti all’artista stessa, conservati amorevolmente dalla madre durante la sua infanzia e che Messana ha direttamente cucito sulla calotta. La bambina nell’opera è nuda con le gambe a penzoloni ma è “viva”. Tale opera fa riflettere sulla bruttura umana e vuol essere un chiaro richiamo alla difesa della fragilità dell’infanzia e delle donne.

 

Nell’arte contemporanea, soprattutto quella legata agli anni del Femminismo (fine anni ‘60 – anni’70), uno dei temi principali era il corpo femminile, letteralmente svestito per portare avanti campagne ideologiche estremamente importanti: servendosi di tale pratica, le donne avrebbero portato il loro corpo all’attenzione generale. Un esempio può essere dato dall’opera “Ecce Homo” di Verita Monselles, dall’“Alfabetiere murale” di Bianca Menna in arte Tomaso Binga, dalle fotografie auto-rappresentative di Francesca Woodmann o ancora dalle performance di Marina Abramovic.”

 

fonte:  D.R. Tedeschi, S. Pieralice, L.Carini, F. Peligra, G. Vulcano, A. Fanti, A. Mazziotta, A. Fantuzzi, R. Miniati, G. Faccenda, V. Tassinari, M. Beraldo, C. Strinati, E.M. Eleuteri, (a cura di), SWEET DEATH, Fatima Messana, 56° Biennale di Venezia catalogo della mostra, pp. 218,219,220,221; Editoriale Giorgio Mondadori, Roma, 2015

Testo di Alessandra Mazziotta

 

[…] La provocazione è ciò che spinge questa artista a dare il proprio punto di vista nelle sue diverse creazioni, unito ad un tono di crudezza.

Nell’opera “Innocence” (2008), possiamo vedere il chiaro messaggio delle atrocità e mostruosità di cui può essere capace l’uomo. Nell’opera di Messana una giovane fanciulla è legata e appesa per i polsi con una corda, apparentemente crocifissa. La presenza della Croce è il simbolo immediato di tortura, sacrificio e violenza inflitto sull’esile corpo infantile che appare stremato e impotente. Le ferite non sono visibili, perché il dolore in questo caso è più nell’anima che nel corpo. Il realismo dell’opera, realizzata in vetroresina e dipinta ad olio, è ulteriormente marcata dai lunghi capelli umani, appartenuti all’artista stessa, conservati amorevolmente dalla madre durante la sua infanzia e che Messana ha direttamente cucito sulla calotta. La bambina nell’opera è nuda con le gambe a penzoloni ma è “viva”. Tale opera fa riflettere sulla bruttura umana e vuol essere un chiaro richiamo alla difesa della fragilità dell’infanzia e delle donne.

Nell’arte contemporanea, soprattutto quella legata agli anni del Femminismo (fine anni ‘60 – anni’70), uno dei temi principali era il corpo femminile, letteralmente svestito per portare avanti campagne ideologiche estremamente importanti: servendosi di tale pratica, le donne avrebbero portato il loro corpo all’attenzione generale. Un esempio può essere dato dall’opera “Ecce Homo” di Verita Monselles, dall’“Alfabetiere murale” di Bianca Menna in arte Tomaso Binga, dalle fotografie auto-rappresentative di Francesca Woodmann o ancora dalle performance di Marina Abramovic.

 

fonte:  D.R. Tedeschi, S. Pieralice, L.Carini, F. Peligra, G. Vulcano, A. Fanti, A. Mazziotta, A. Fantuzzi, R. Miniati, G. Faccenda, V. Tassinari, M. Beraldo, C. Strinati, E.M. Eleuteri, (a cura di), SWEET DEATH, Fatima Messana, 56° Biennale di Venezia catalogo della mostra, pp. 218,219,220,221; Editoriale Giorgio Mondadori, Roma, 2015